martedì 30 settembre 2008

A dadi con l'universo...?


CAOS--->CASO

Anagrammando Caossi ottiene Caso

Eppure, dacché vi è un sublime ed ineluttabile Ordine nel Caos…quale paradosso più grande!

Sicché niente è Caso.

mercoledì 24 settembre 2008

Tributo a Franz Kafka


Questo video è stato realizzato per l’Esame di Stato.

E’ un omaggio allo scrittore in onore del suo 125°Anniversario della sua nascita.


video


Franz Kafka nacque il 3 Luglio del 1883 e morì nel sanatorio di Kierling il 3 Giugno del 1924 a soli 40 anni.

Fu un grande scrittore e ancor prima un grande uomo sulle cui fragili spalle gravava il peso stesso della vita. Una vita che ai suoi occhi appariva immensamente misticheggiante e grandiosamente meravigliosa tanto da credere di non afferrarne e comprenderne neanche i più piccoli meccanismi, scrutandoli con occhi sempre nuovi ed ingenui, con occhi da “bambino”.

Il mondo intero fu per lui un qualcosa di indomabile, una foresta di simboli quasi inaccessibile.

Difficile a credersi considerando il “patrimonio” che – quasi involontariamente – ci ha lasciato:

I suoi scritti rivelano tutto ciò che del mondo c’è da dire.

La sua “incapacità di vivere” (come sottolineò una delle donne più importanti della sua vita – Milena Jesenka - ) e la sua conseguente “non idoneità alla vita” (verdetto tratto dalla celeberrima “Lettera al Padre”) sono il riflesso di quell’inettitudine e di quella anormalità che egli stesso si attribuisce mettendosi a confronto con l’esempio assoluto di normalità, di autorevolezza e di grande fervore vitale che è stato per lui: il padre. Una diversità insormontabile, la loro, che lo ha perseguitato per tutta la vita. Un’autentica persecuzione che lo ha condotto sull’orlo della disperazione.

Non a caso, l’intera opera letteraria è da definirsi come “Tentata evasione dalla sfera paterna” come egli stesso confida al suo amico Max Brod.

Nonostante l’ autosvalutazione – che affonda le sue radici proprio nel problematico rapporto padre/figlio – egli ha piena coscienza dell’ importanza della vocazione letteraria.

Una vocazione che non può conciliare con la normalità della vita quotidiana, con il lavoro e con il frustrante desiderio di unirsi in matrimonio.

Tutto questo si tramuta in un conflitto insostenibile: da una parte l’uomo combatte -attraverso la scrittura- per la sua affermazione spirituale, lotta per raggiungere l’agognata purezza per la quale “tanto fa chiasso”. Un processo che richiede un grande ascetismo e una profonda solitudine, affinché possa lottare solo con i suoi “spettri”. Dall’altra l’uomo desidera condurre una vita “normale”, perché incapace di tollerare una vita in completa solitudine, conscio che l’unione in matrimonio possa essere l’unica via di salvezza per potersi sollevare dall’angoscia e per potersi finalmente affermare al livello “sociale”.

E la battaglia si conclude con la sconfitta di quest ultimo:

“E’ improbabile che io sappia vivere con qualcuno…”

“Io devo stare molto solo. Ciò che ho prodotto finora è tutto effetto della mia solitudine.”

“La paura dell’unione, dell’immediesimarsi. In tal caso non sarò più solo…”

“Essendo solo potrei forse un giorno abbandonare il mio posto. Una volta sposato non sarà possibile mai…”

Tuttavia il lacerante conflitto non si risolse mai definitivamente.

Solo l’ultimo periodo della sua vita con Dora Diamant è forse il periodo più sereno, ove, incredibilmente, riesce con tranquillità a conciliare il suo amore per la donna con la scrittura, tanto da accettarla nella sua stanza durante quelle terribili ore notturne nelle quali,una volta, e solo, lottava con le sue tenebre…


martedì 23 settembre 2008

[I]


Una carezza al mondo...

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“Hai pensato mai di colorare queste pareti?”

egli domandò.

“No,mai. Perché?”

ella rispose.

“Colore,colore…qui ci vuole colore!”

“Colore?...e se un giorno, entrando in questa stanza, tu dovessi non rallegrartene più?Cosa dovrei fare allora?”

Chiese con affettuosa innocenza.

Egli emise un sibilo interrogativo. Rizzò ancor di più la schiena e, così slanciato, fiero e teso come la corda di un violino, le sue energie parvero tutte confluire in quella domanda. La mano destra carezzava il mento ed, infine, le sue dita volarono nell’aria schioccando. Nei suoi occhi una luce vivace accese il suo sguardo aperto. Sorrise e rispose.

“O bé…a quel punto abbatteremo queste mura e ne innalzeremo di nuove!!”

Iniziò a gesticolare teatralmente simulando la folle idea.

Ella rise di gusto e tutto il resto del corpo rise con lei.

“Tu sei matto.”

“Che ne pensi di questo rosso?”

Egli le mostrò la tavolozza ed i suoi occhi rimasero puramente conquistati da quella particolare alchimia dei colori. Tuttavia, l’incantevole fascino si dissipò facilmente ed i suoi occhi non ebbero più davanti una visione fatata, ma poterono analizzare la questione con la forza del pensiero. Il rosso che l’uomo le indicò non la convinse, piuttosto, le suscitò spavento.

“Oh…lo trovo poco adatto. Mi dà l‘aria di un amore sulla via del tramonto… Sembra un amore sul punto di svanire…”

“Amore che svanisce?...Per carità!Allora non parli di amore!L’Amore non svanisce…fiorisce e, come dici, può tramontare,ma non svanire!. Una volta tramontato si assopisce teneramente in un angolo del cuore e sonnecchia languidamente,ma è sempre pronto a risorgere…no,no…non svanisce proprio…” cominciò a scuotere la testa in segno di disaccordo.

Sicché egli apparve scontento dell’amante. Seguitò in quel nevrotico gesto del capo.

La donna mite abbassò lo sguardo sconsolata per quell’indiretto rimprovero, ma al contempo incantata da quelle parole, sulle sue gote apparve un leggero rossore, che acquistò maggiore intensità nonostante la leggerezza per via della sua pelle bianca, e dalla sua bocca uscì una sorta di timida preghiera.

“Perdonami…come hai ragione!”

“L’Amore è un fuoco greco.”

Egli sentenziò.

Dopo qualche secondo di silenzio meditativo, la donna candidamente gli rivolse un complimento.

“Come è piacevole ascoltarti. Mi insegni sempre nuove cose…”

“Ti sbagli.”

“Perché?”

“Come fai a non accorgertene?Tutto ciò che dico lo attingo spudoratamente da te.”

“Ma che dici?”

“Verità. Il mio Amore si nutre del Tuo. E nulla più.”

“Sul serio?”

“Assolutamente.”

“Allora sono molto arrabbiata con te. Si,sei uno spudorato.”

Una vena scherzosa attraversò le sue parole. La sua voce risuonò bambinesca e cristallina e questa musica bastò a conquistare l’uomo che, colto da un calore nuovo, impacciato come un bimbo le prese una mano cominciando a carezzarla lievemente gustandone ogni particolarità, soprattutto l’azzurra e languida venatura che la percorreva. Alzò infine gli occhi docili ,ma furbi, portandoli sul viso dell’amante.

“Si…lo sono. Ma non volermene,te ne prego. Dopotutto, mi limito ad ubbidire a Lei, a studiare avidamente e ripetere superbamente la lezione della mia Maestra come un bravo e volenteroso e ambizioso scolaro…sperando unicamente in un Suo elogio ed in qualche carezza incoraggiante.”

Ella sorrise mentre l’uomo giocava con la sua mano in un turbinio di carezze. Divertita dalla situazione e visibilmente lusingata seguitò con quel delizioso gioco e lanciò una proposta.

“D’accordo…allora,ti impartisco una nuova lezione: Perché non lasciamo queste pareti bianche? A mio parere in nessun colore all’infuori di questo si può identificare l’Amore…”

“Ahimè…a quanto vedo ho ancora tanto da imparare…”

“I colori stanno bene sulle tue tele… lì danno il meglio di loro…vivono. Qui,su queste pareti,che vita avrebbero?”

E rimasero così, a fissare i colori di quelle tele, scrutandone un’immortalità che il tempo non avrebbe mai concesso a quelle pareti…

Animazione kafkiana

Cortometraggio dell'animatore polacco Piotr Dumala.
Animazione allegorica sulla vita e sull'opera dello scrittore boemo di lingua tedesca Franz Kafka.
Da vedere.

Piotr Dumala - Kafka (1992)